Con App Inventor sviluppi applicazioni Android senza scrivere codice

14 luglio 2010 by Roberto  
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Dai laboratori di casa Google nasce App Inventor: un kit di sviluppo per realizzare con semplicità programmi per smartphone Android.
Big G per la la sua creatura Android, nata per contrastare lo strapotere di Apple nel campo degli smartphone, ha pensato ad uno strumento per far produrre programmi “fai da te” a tutti coloro che non sono avvezzi di codice e di programmazione: con App Inventor si possono produrre veri e propri software in modo semplice.
L’ambiente di sviluppo è completamente visuale; l’app si materializza attraverso semplici operazioni di drag&drop, trascinando cioè gli oggetti che intendiamo usare e su cui vogliamo interagire, sulla finestra principale del programma.
App Inventor è struttuato in “blocchi”, una sorta di Lego per sviluppare applicazioni con i mattoncini messi a disposizione.

Ovviamente nel costruire le nostre applicazioni potremo integrare anche le funzioni intrinseche del nostro dispositivo mobile: telefono, GPS, accelerometro, messaggi, Wi-Fi, internet, riconoscimento vocale e quant’altro.

L’editor a blocchi di App Inventor sfrutta la Open Blocks Java Library, una libreria distribuita nell’ambito del Massachusetts Institute of Technology’s Scheller Teacher Education Program. Il compilatore che traduce i blocchi in codice per Android si basa sul Kawa Language Framework e sul Kawa’s Dialect of the Scheme Programming Language, distribuiti come software Open Source dalla Free Software Foundation.

A questo progetto Google ha investito un anno di lavoro ed è stato testato con una curiosa fascia di utenti: bambini appena usciti dalle scuole elementari, ragazzine delle scuole medie, laureate in Infermeria e in altre facoltà universitarie per nulla legate alle discipline informatiche.

Un software per tutti che secondo Harold Abelson, ingegnere del MIT Massachusetts Institute of Technology e a capo del progetto App Inventor, persegue l’obiettivo di invogliare gli utenti a passare da semplici fruitori a creatori di software.

Il dubbio che segnala il Guardian è questo: attualmente per Android il numero di applicazioni non supera le 90.000 unità, mentre l’App Store di Apple ne offre oltre 250.000. Sembra quindi che Google voglia incrementare il numero delle sue applicazioni, portando nuovi “programmatori” od aspiranti tali a sviluppare per piattaforma Android.

Data la facilità di costruire applicazioni il colosso di Mountain View corre il rischio di essere sommersa da app inutili.


Dal MIT arriva il mouse definitivo… senza mouse

10 luglio 2010 by Roberto  
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Un ricercatore universitario del Media Lab del Massachusetts Institute of Techology (MIT), Pranav Mistry, ha inventato “Mouseless” (letteralmente “senza mouse”) e potrebbe rivoluzionare il mondo dei puntatori per PC; i mouse fin dalla loro nascita non hanno mai subito grossi cambiamenti funzionali.
L’invenzione non fa uso del mouse, il nuovo dispositivo utilizza solo i movimenti della mano che, pensando di avere impugnato un mouse tradizionale, vengono tradotti nei movimenti della freccina a noi tanto familiare.
Pranav Mistry scrive sul proprio sito: “Il mouse è rimasto per larga parte invariato negli scorsi decenni.” poi continua con “Recentemente sono state esplorate alcune tecnologie d’interazione multitouch e via gesture per raggiungere metodi alternativi per usare il computer. Malgrado i passi avanti fatti nelle tecnologie hardware, il mouse a due tasti è rimasto predominante per interagire con i computer“.
Il funzionamento di questo dispositivo si basa in una tecnologia di due componenti chiave: una sorgente di luce ad infrarossi ed una telecamera, ambedue posizionati in prossimità del monitor del personal computer in modo da rilevare i gesti compiuti della mano proprio come se avesse un mouse.
L’“illuminazione” della mano è necessaria per permettere alla telecamera di rilevarne i movimenti, inclusi i click sui non pulsanti sinistro e destro, e trasferire i comandi alla logica del computer che trasforma il tutto in comandi cursore movimento e pressione.
Il meccanismo del “Mouseless” supera però di gran lunga i tradizionali gesti di point-and-clic: si potranno in futuro implementare anche le tecniche a noi care del multitouch come ad esempio puntare indice e pollice a compasso per ingrandire e ridurre le immagini come ci ha abituato l’iPhone.
Inoltre si potranno realizzare nuovi tipi di gesture per nuovi comandi e funzioni operative.
Un utilizzo immediato che prevedo è con i notebook: potremmo dimenticarci a casa l’attuale sistema di puntamento preferito.
Ma quanto costa questa invenzione?
Secondo Pranav Mistry bastano 20 dollari per realizzare subito un prototipo del mouse invisibile. Praticamente un’inezia.
Sul sito di Pranav Mistry vi sono altri progetti interessanti come ad esempio un’altra tecnologia: la SixthSense che si è guadagnata nel 2009 il titolo di Invenzione dell’anno.


Arruolato il mulo-robot dall’esercito USA

23 febbraio 2010 by Roberto  
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Gli LS3, Legged Squad Support System, sono l’ultimo ritrovato tecnologico destinati all’uso militare: sono dei muli robotizzati capaci di trasportare su qualsiasi terreno o superficie, 181 chili di materiale con una autonomia di 32 chilometri. Il prezzo? costano “poco”: circa 32 milioni.

Il progetto ha per padre Marc Raibert, professore del Mit di Boston, sperimentatore robotico da anni presso la famosa facoltà di ingegneria.
Di fatto sono i successori del Big Dog, il prototipo da 75 chili dai movimenti agili. Il motore di un Ls3 è di ben 40 cavalli che servono a spostare il robot da oltre 400 chili sui terreni più diversi, proprio come un mulo.

Il mulo dotato di sistema GPS, ideale durante le ricognizioni di terra, può avanzare autonomamente ad una velocità di 16 chilometri orari.
Difetti? Il sistema è rumoroso e in certe operazioni militari il silenzio è una costante obbligatoria.

Secondo Giulio Sandini, direttore del dipartimento di robotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit): «E’ in grado di eseguire camminate instabili come quelle dell’uomo, vuol dire che i suoi motori non si fermano mai e reagiscono istantaneamente agli squilibri. Un esempio per capire meglio? Pensiamo a quando corriamo, c’è un istante in cui tutti e due i piedi sono sollevati da terra e se in quel preciso istante ci fermassimo, cadremmo. La stessa cosa succede alla macchina».


Addio Touch Screen: arriva BiDi

31 dicembre 2009 by Roberto  
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Quando la tecnologia touch screen sembra imporsi con i noti iPhone e relativi concorrenti, ecco presentata una nuova tecnologia: BiDi.
Media Lab del Massachusetts Institute of Technology ha progettato BiDi, letteralmente Bidirectional Display Interface; si tratta di uno schermo – interfaccia in cui gli oggetti che su di esso appaiono possono essere spostati grazie ai movimenti delle dita, senza più il bisogno di sfiorarne la superficie.
L’arrivo della tecnologia touch screen aveva eliminato qualsivoglia tipologia di tastiera ed il basso costo ne ha permesso l’uso in centinaia di modelli di cellulari che sfruttano il Touch Screen in svariati modi.
In questi ultimi tempi tutto sembra aver sposato la tecnologia touch: schermi per PC, lettori MP3, cornici digitali, persino cellulari.


A molti risultava già tecnologia del futuro. Ma alcuni ricercatori del MIT (Media Lab del Massachusetts Institute of Technology) sostengono che, ormai, è una tecnologia superata: il futuro è il BiDi (bi-directional display interface).
Nella presentazione del BiDi si notano dei piccoli sensori, capaci di captare la luce e incorporati sotto la superficie del display. Lo schermo si comporta come un filtro: riconosce i movimenti di tutto ciò che ha davanti; la sorpresa viene dallo schermo che racchiude questa tecnologia, esso può essere spesso solo pochi centimetri.
Microsoft ha allo studio una interfaccia simile, con l’ausilio di una videocamera, con l’interfaccia sperimentale “Project Natal” pensata per la Xbox e per i futuri game da console.
Il Magic Display, com’è stato subito ribattezzato, è stato presentato ufficialmente il 18 dicembre scorso a Yokohama nel corso della Siggraph Asia Conference, un meeting annuale dedicato alla grafica virtuale e all’innovazione tecnologica.
Nel 2002 Tom Cruise in Minority Report sposta file e finestre su uno schermo semplicemente muovendo le sue mani. Forse i tecnici del MIT hanno preso spunto proprio da questo film per la loro creatura.