Secondo Wired USA The Web is Dead: Il web è morto
La prestigiosa rivista americana Wired in un articolo a firma di Chris Anderson e Michael Wolff afferma: “The Web is Dead” ovvero: “Il Web è morto”.
L’osservazione si basa sulla evoluzione dei media digitali in cui le “app” stanno erodendo spazi via via maggiori alla navigazione tradizionale via browser definita addirittura caotica.
Nel numero di settembre della rivista americana ha lanciato questa provocazione affidando a due lunghi articoli del direttore Chris Anderson e dell’editorialista Michael Wolff la spiegazione del titolo impegnativo; nell’articolo non è in discussione il ruolo di internet, in continua ascesa, ma bensì il web, l’internet che tutti navighiamo con i browser, diventa sempre più secondario sopravanzato da nuovi metodi di fruizione dei contenuti della rete con le ormai note “App” (applicazioni) che hanno preso piede negli smartphone e i tablet di ultima generazione.
Il web fruito attraverso i browser (i programmi che servono a visualizzare i siti internet come Internet Explorer, Firefox, Safari) viene definito come una esperienza:, caotica, creativa, gratuita e un pò anarchica; questa lascia quindi il posto al mondo delle applicazioni, più ordinate e funzionali ma che devono essere approvate da qualcuno, scaricate dopo una registrazione e spesso, pagate.
Il direttore Chris Anderson basa le sue considerazioni sui grafici di Cisco in cui si evince che il consumo di banda derivato dal web è in calo rispetto ad altri protocolli internet.
Guardando il grafico dell’azienda Cisco si nota che nell’ultimo anno la banda usata per il web si limita al 23% di quella complessiva, uguale a quella dei protocolli peer to peer, mentre a fare la parte del leone ci pensa il video che consuma banda per oltre il 50%.
Le considerazioni si spostano sulle prospettive del fenomeno: l’accesso ad internet tramite dispositivi mobile sorpasserà forse quello via terminali desktop; inoltre la diffusione di piattaforme alternative che si appoggiano a internet come i tablet, gli ebook reader, multimedia center, Internet TV e le console di videogame eroderanno spazio e banda nelle nostre connessioni.
Ovviamente con un titolo del genere, non poteva che scatenarsi critiche e reazioni violente all’articolo.
Ci sono molte testate di tecnologia o blogger del settore, in Italia come nel mondo, che non siano impiegate a contestare l’affermazione di Anderson.
Una considerazione, a mio parere corretta, si focalizza sui protocolli alla base dei grafici di Cisco, come nota BoingBoing 3: un articolo di un giornale online o di un blog pesa, come consumo di banda, molte volte meno di un video, ma questo non significa che la gente si focalizzi di più sui video piuttosto che sui contenuti dell’articolo.
Con un altro punto di vista Tim O’Reilly, guru del Web 2.0, dichiara in termini meno pessimistici: “Il web è morto? Posso essere d’accordo se si parte dal presupposto che un bambino muore ogni qual volta diventa un adulto. Ma, francamente, non la vedo così. Il bambino vive, ma cambia dal momento che cresce”.
Ebay all’italiana: Neonisi
Oggi vi segnalo un sito fresco fresco per la vendita e l’acquisto di prodotti online, in poche parole un Ebay all’italiana. Il nome Neonisi deriva da due parole greche: “Neos” e “Nisi”, che significano rispettivamente “Nuova” ed “Isola”. Il motivo di questa scelta è stato l’obiettivo principale che si pone la piattaforma: creare una nuova isola nello sconfinato oceano del web dove coloro che sono intenzionati a fare business online possano approdare in modo sicuro e divertente.
Per poter iniziare a vendere i propri prodotti non ci sono costi, l’unica tariffa presente su Neonisi è una piccola commissione sul valore finale pari a circa il 3% fino all’1.5%. Paghi cioè solo se la tua vendita va a buon fine.
Da provare!
Nel 2013 più utenti con i cellulari sul web che con i PC
Non si scopre l’acqua calda dicendo di oggi un numero sempre più superiore di utenti accedono ad Internet tramite telefoni cellulari.
Un grosso merito risiede nelle tecnologie alla base del crescente numero di servizi disponibili per i terminali “mobile”, sia applicate nell’ hardware che di fatto evolve sempre più i cellulari a veri e propri computer in miniatura, sia nel software facendo apparire sempre più risorse web rivolte a questi particolari dispositivi.
Lo studio è stato realizzato da Gartner, una delle agenzie di ricerca di mercato più importanti al mondo che stima nella dualità PC-cellulare la lotta dei prossimi anni, con i secondi che supereranno i primi come numero di utenti nel web entro il 2013.
La previsione indica appunto nel 2013 come 1,83 miliardi le internauti faranno uso della Rete per mezzo di smartphone o di cellulari evoluti; mentre i tradizionali utilizzatori di computer si attesteranno a 1,78 miliardi di utenti.
Già in questi giorni si assiste sempre più alla scalata di netbook e notebook al regno dominato dai computer desktop.
Questo è un altro indice che porta a pensare che il mercato è incline verso tecnologie mobili a scapito di tecnologie fisse.
Quindi la spinta verso la mobilità non sembra esaurirsi, anzi, le possibilità di navigazione tramite cellulare, o dispositivi mobili, permetterà la crescita di scenari importanti ed altre opportunità commerciali si svilupperanno, consci del fatto che gli utenti non dovranno più disporre di una area fisica per accedere al web, ma lo potranno fare in qualsiasi luogo si troveranno.
Le famose di questi tempi Internet Key sono un altro indizio della sete di mobilità che le utenze internet si trovano ad avere: le scelte sono sempre più fitte e numerose sia dal punto hardware che dal punto di vista servizi e costi.
Le offerte di hardware, cellulari dotati di connessione internet, e di software, browser pensati per il mercato di telefonia mobile, saranno sempre più alla portata dei segmenti inferiori del mercato a scapito di quelli di fascia superiore.
Ci si prospetta quindi un aumento dell’offerta di apparati “web mobile”, con una conseguente diminuzione dei prezzi, proprio per fornire gli strumenti all’utenza di massa, che è la fascia di mercato più appetita dagli operatori.
Google possibile acquisizione del sito di recensioni Yelp
Indiscrezioni danno Google concentrato nel cercare di acquisire Yelp, il popolare sito di recensioni delle attività locali.
Con questo accordo Big G, attuale leader dei motori di ricerca, intenderebbe inseguire anche il florido, e redditizio, mercato delle inserzioni pubblicitarie locali.
Yelp è un portale molto famoso in grado di gestire annunci in tutta l’America, Canada e Gran Bretagna.
Indiscrezioni portano a valutare l’affare tra Google e Yelp oltre 500 milioni di dollari.
Google da tempo è impegnata da tempo ad acquisire aziende per portare nuovo know-how alla corte del colosso di internet.
I risvolti di questa vicenda potrebbero portare Google a conquistare una posizione di rilievo nel campo delle informazioni, recensioni, su ristoranti locali e piccole attività, che comprenderebbero gli oltre otto milioni di recensioni fatte da utenti Yelp.
Google punta a rafforzare la propria leadership delle informazioni in internet sfruttando anche i suoi famosi servizi Google Map e Street View che potrebbero interagire con le inserzioni locali.
L’analista di Needham & Co Mark May afferma: “il mercato delle inserzioni locali è un affare da miliardi di dollari che … non è ancora sfruttato dal Web”.
Questa mossa è seguente alla alleanza di luglio tra Yahoo! e AT&T in un patto che vede 5.000 addetti alle vendite della società telefonica coinvolti nella vendita di inserzioni, su Yahoo stesso, per attività commerciali locali.
La trattativa tra Google e Yelp è stata rivelata per primo dal blog TechCrunch, il quale afferma che il progetto viene sostenuto da Benchmark Capital assieme ad altre società di capitali.
Aumenta il popolo di internet in Italia
Nielsen nella sua ultima rilevazione relativa ai primi 10 mesi dell’anno stabilisce che in Italia il popolo di internet è aumentatato.
Ad ottobre il numero dei visitatori internet dei siti sono arrivati a quota 23,6 milioni, ben 700.000 in più rispetto al mese precedente, oltre 2 milioni rispetto ai dodici mesi precedenti.
Nelle categorie di siti più visitate aumentano le News: con 13,5 milioni di utenti, e un incremento del 22% rispetto ad ottobre 2008, scavalca i produttori di software portandosi al sesto posto.
Nelle altre categorie le crescite più alte sono nelle Communities e Videos/Movies, rispettivamente con incrementi del 20% e del 22% rispetto al 2008.
Nella statistica oltre 7 milioni di utenti si collegano a internet via dispositivi mobili.
Per quanto riguarda le categorie più visitate, al primo posto ci sono i portali generalisti, seguono i motori di ricerca, consultati dal 60% degli utenti, le email, utilizzate dal 44,5% e i siti di news, che attirano più di un terzo degli utenti web mobile.
Le altre categorie sono entertainment, meteo, musica, sport, social network e scienza e tecnologia.
La macchina del tempo di internet
Internet ed i suoi contenuti, i siti web, cambiano alla velocità della luce, questo è risaputo ai più.
Con il cambiare rapido si perdono le caratteristiche che avevano i siti web tempo fa con le attuali: nella nostra memoria vengono sovra scritte le immagini vecchie con le nuove.
Ma se volessimo riesumare quei cambiamenti che abbiamo oramai perso?
Ci vorrebbe una macchina del tempo.
La macchina del tempo esiste e si chiama Waybackmachine; con questo ausilio si sale a bordo della macchina e ci si proietta indietro nel tempo.
Il suo utilizzo è banale: si immette il sito web di cui si cercano le origini e si avvia la ricerca archeologica.
A questo punto ci si trasforma in archeologi del web e qui comincia l’avventura e la ricerca della memoria del web.
Come è cambiato il web?
Quali soluzioni grafiche si adottavano tempo fa e quali nuovi approcci si usano ora.
Un tempo esisteva il web, ora il cosiddetto web 2.0; non esistevano i social network, ora è tutto (o quasi) social oriented.
Volutamente non metto slide o immagini per non rovinarvi la scoperta o la curiosità che la Waybakmachine vi consente di fare.
Un piccolo indizio di partenza: come era Yahoo! agli albori?
Guardiamo i cambiamenti più significativi: nei primi anni i contenuti e le impostazioni variavano pochissimo, poi i cambiamenti si sono accelerati.
Buon divertimento.
Google lancia il suo servizio di DNS
Google ha recentemente rilasciato un nuovo servizio. La società di Mountain View ha rilasciato il proprio servizio DNS chiamato Google Public DNS.
La notizia è apparsa sul blog ufficiale di Google secondo cui i nuovi server DNS dovrebbero garantire agli internauti alcuni vantaggi rispetto ai DNS forniti da tutti i provider Internet.
Spiego brevemente cosa sono i server DNS: è il sistema che permette al computer di scoprire dove andare a trovare il sito che stiamo cercando.
Quando noi digitiamo l’indirizzo di un sito web un apposito server permette di risolvere il nome del dominio in indirizzo internet: appunto il Domain Name System ci facilita ricordandoci il nome del sito anziché il suo indirizzo IP.
Google non è l’unico che offre servizio pubblico di DNS; vi ricordo OpenDNS uno tra i più famosi servizi alternativi.
Secondo BigG l’utilizzo del suo Google Public DNS migliora la velocità di risoluzione degli indirizzi IP, grazie a tecniche “intelligenti” per la memorizzazione dei risultati nella cache del sistema unite alla “prelettura” dei dati; in questo modo si riducono i tempi di risposta e si garantisce una navigazione più veloce.
Proprio la velocità è ultimamente diventata importantissima per Google, perché nel prossimo futuro influenzerà il posizionamento dei siti web.
Per provare il servizio basta dirottare il servizio di risoluzione dei nomi ai server: 8.8.8.8 e 8.8.4.4 come spiegato nell’articolo di Google Code.
In Italia non è possibile raggiungere alcuni siti come i siti esteri di scommesse che non hanno stretto un accordo con i Monopoli di Stato.
Non c’è, in questi casi, il blocco degli indirizzi IP, i provider italiani modificano le loro tabelle DNS dirottando il dominio verso altre pagine facendoci credere che il sito non è raggiungibile e cose del genere.
Google promette di non immettere filtri, blocchi o altre limitazioni alla navigazione come invece, spesso, fanno alcui Internet Provider.
Inoltre va ricordato che l’attacco informatico ai server DNS può portare a dirottare le nostre richieste su siti potenzialmente dannosi, pericolo che Google Public DNS promette quantomeno di ridurre.

