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Tre ingegneri di San Francisco creano Openbook con l’obiettivo di per mostrare le falle che ha Facebook in materia di privacy.
Il funzionamento è semplice: si digitano i termini che ci interessano, ed appaiono i post degli utenti che contengono quelle parole chiave, pubblicati negli ultimi giorni, che Facebook lascia liberi di circolare sul web.
In questo modo, secondo i creatori di Openbook, viene a galla il fatto che Facebook non comunica esplicitamente agli utenti quali informazioni diventeranno pubbliche e di libero accesso.
Sotto i riflettori vi è la nuova regolamentazione di Facebook in materia di privacy e l’utilizzo dei dati personali degli utenti su siti partner, inoltre vi è l’indicizzazione dei motori di ricerca.
Il servizio è stato scritto usando le API pubbliche e documentate di Facebook, Openbook dà a tutti la possibilità di cercare gli aggiornamenti di status che non sono protetti.
Non a caso, lo slogan del Social Network è: “Facebook vi permette di connettervi e condividere la vostra vita con le persone. Che lo vogliate o no“.
Quanto starà incidendo Openbook sull’immagine di Facebook?
Occorrerà attendere i dati sul numero degli iscritti per comprendere quanto il tormentone privacy sia caro agli utenti di Facebook e quanto la fama della creatura di Zuckerberg ne sarà penalizzata.
Secondo lo schema di queste critiche al Social Network, è nato un progetto di un gruppo di ragazzi americani che a settembre vogliono lanciare “Diaspora“, un Social Network che invece garantirà ai propri utenti il pieno controllo delle loro informazioni personali, a differenza di Facebook.
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