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Megaupload e Megavideo sono stati oscurati dopo un intervento dell’FBI; i siti non sono più raggiungibili ed il comunicato ufficiale diramato dalla stessa Fbi recita: «pesanti violazioni del copyright» hanno portato alla chiusura dei portali ed all’arresto del fondatore Kim Schmitz alias Kim Dotcom con l’accusa di riciclaggio di denaro.
I due siti venivano usati l’uno per condividere file (Megaupload) e l’altro (Megavideo) per mandare in stream i contenuti video precedentemente caricati; non di rado si potevano trovare film interi o serie televisive anche solo dopo poche ore dalla loro messa in onda.
Vi era un meccanismo gratuito per cui i contenuti potevano essere scaricati da tutti a bassa velocità, mentre con una forma di abbonamento di pochi euro si aveva accesso al download dei file alla massima velocità senza tempi di attesa o captcha da inserire.
Il portale era conosciutissimo tanto da diventare un riferimento mondiale nel suo genere a tal punto da generare il 4% del traffico globale di internet.
Il 37enne Kim Dotcom è stato arrestato assieme ad altri componenti del gruppo, come Mathias Ortmann, con l’accusa di aver causato danni per circa 500 milioni di dollari ai detentori dei copyright infranti (rischia fino a 50 anni di carcere) e garantito oltre 150 milioni di dollari di guadagni illeciti al sito stesso.
Le autorità americane accusano Megauploud di far parte di «un’organizzazione criminale responsabile di un’enorme rete di pirateria informatica mondiale».
Anonymous poco dopo ha intrapreso un’azione di “guerrilla web” (con la partecipazione di oltre 5600 attivisti) verso siti come il dipartimento di Giustizia USA, case discografiche come Universal e Warner Bros, ed altre istituzioni come la Recording Industry Association of America (corrispondente americana della nostra SIAE) e della Motion Picture Association of America che sono coinvolte nel diritto d’autore.
Il riverbero dell’azione DOS (Denial Of Service) del gruppo di pirati è stato dato da Twitter che con l’hashtag #OpMegaUpload hanno reso più viva l’impresa con un ritmo di 60 “tweet” al secondo!
La chiusura di Megaupload è stranamente avvenuta (come tempi) subito dopo che moltissimi siti USA avevano espresso, in forme diverse, il loro disappunto contro le due leggi sulla antipirateria e sul diritto d’autore che sono in discussione a Camera e Senato Statunitense in questi giorni: SOPA (Stop Online Piracy Act) e PIPA (Protect Intellectual Property Act); secondo questi siti, tra cui Wikipedia ed altri big come WordPress, queste leggi mettono un serio bavaglio alla libertà d’espressione sul web.
Megaupload non era l’unico sito di hosting e condivisione di file, ne esistono molti altri, ed adesso c’è la caccia alla alternative più valide per sostituire il servizio perduto. Lifehacker.com individua i suoi 5 siti di hosting probabili sostituti dei portali Maga oscurati: RapidShare, MediaFire, YouSendIt, Minus e Dropbox, ognuno con caratteristiche proprie affini con Megaupload.
Filesonic, che di fatto proponeva un servizio analogo a quello del gigante oscurato, per ridurre il rischio legale ha chiuso la funzione di “file sharing” lasciando abilitata solo la funzione di “cloud storage” personale; il sito recita in prima pagina: «Tutte le funzionalità di sharing su Filesonic sono ora disabilitate. Il servizio può essere ora utilizzato solo per caricare e recuperare file che avete personalmente caricato».
Uploaded.to, che offre anch’esso il servizio di “file sharing”, ha invece optato per il blocco dell’accesso deli utenti collegati dagli Stati Uniti.
RapiShare, il principale concorrente di Megaupload, precisa la sua posizione: «Siamo differenti da Megaupload, siamo più trasparenti e assolutamente legali, come Youtube, e offriamo servizi paragonabili a Dropbox, senza offrire sistemi di ricompensa come quelli previsti da Megaupload».
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