Con un comunicato Apple rivede le regole per le App

11 settembre 2010 by Roberto  
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Finora Apple obbligava gli sviluppatori ad utilizzare unicamente il suo ambiente di sviluppo per creare le applicazioni per iPhone e iPad per il Sistema Operativo iOs; inoltre le app dovevano essere scritte nei linguaggi Objective-C, C, C++, o JavaScript.
Il 9 settembre, in un comunicato, la casa della mela morsicata ha fatto un passo avanti (o un passo indietro?) annunciato dei cambiamenti nelle linee guida: si potranno sviluppare software anche con strumenti di terze parti che comunque non potranno caricare del codice ma solo convertire le applicazioni.
Apple spiega: “Abbiamo ascoltato i nostri sviluppatori, prendendo in considerazione le loro opinioni e i loro feedback. Sulla base dei loro suggerimenti, abbiamo deciso di apportare alcuni importanti cambiamenti alla nostra licenza iOS Developer Program per quanto concerne le sezioni 3.3.1, 3.3.2 e 3.3.9“.
L’apertura delle regole porta sempre verso il controllo della casa di Cupertino e nell’approvare solo applicazioni di alto livello facendo in modo che il software venga scritto solo da programmatori professionisti per evitare applicazioni duplicate o peggio inutili.
Ci sarà anche una Review Board, una corte d’appello, a cui fare ricorso nel caso la propria applicazione venisse rifiutata. Di contro non ci si potrà lamentare con gli organi d’informazione pena l’esclusione per sempre dall’App Store.
Qualcuno ipotizza anche una parziale apertura a favore della tecnologia Flash di Adobe, da sempre osteggiata dall’azienda di Cupertino, dato che si potranno creare applicazioni per iPhone, iPad e iPod Touch con software di terze parti.
Google ha voluto dare il suo parere favorevole alla notizia sottolineando che questa inaspettata apertura favorirà l’utilizzo di nuove soluzioni nel campo della pubblicità sui dispositivi mobili.
Nel frattempo, la mossa ha già dato i suoi frutti: dopo questo annuncio le azioni di Apple hanno chiuso in borsa con un +12%.
La mossa credo sia stata fatta anche considerando che Google Android macina cifre sempre più consistenti di diffusione e gradimento.

Un sistema italiano ci fa rivivere i suoni degli etruschi in 3D

8 settembre 2010 by Roberto  
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In Toscana grazie a una tecnologia digitale, unica al mondo, chiamata X-Spat Box 2 si potranno ricreare i suoni degli antichi etruschi.
Il sistema italiano utilizza un impianto sonoro con ben 56 diffusori acustici per ricreare un impatto sonoro in 3D.
L’ascoltatore una volta entrato nel paesaggio sonoro (sound-landscape) ha la viva sensazione di tornare indietro nel tempo e rivivere quel «sensorio».
Il sistema verrà presentato al Lu.Be.C., la rassegna internazionale delle tecnologie per i beni culturali, il 21 e 22 ottobre di Lucca, presso il Real Collegio, per poi entrare nel Museo Archeologico di Palazzo Bombardieri a Rosignano, in provincia di Livorno.
Si è arrivati a questo risultato grazie all’aiuto di musicisti e gli storici della musica che dopo aver studiato la civiltà etrusca (anche sul campo) hanno cercato di ricostruire i loro suoni con gli oggetti usati al tempo.
La ricerca ha tentato di ricostruire la musica degli etruschi che purtroppo, nel tempo, è andata perduta.
I creatori di X-Spat Box 2, la A&G Soluzioni digitali di Livorno, sono un team di ingegneri, informatici e musicisti diplomati al conservatorio.
Oltre la storia e l’archeologia c’è l’aspetto prettamente tecnologico: «Il sistema, unico al mondo, è capace di gestire sino a 64 casse ed è in grado di spazializzare fino a 56 sorgenti audio diverse», come dichiarato da Simone Cercignani, ingegnere del gruppo. «In questo modo i suoni arrivano da ogni direzione, facendo provare al visitatore la sensazione di essere immerso in un luogo reale, lontano nello spazio e nel tempo».
La fusione tra tecnologia e archeologia amplia, anzi opera una rivoluzione, il sistema della cognizione dei beni culturali che porta ad avere degli sviluppi: i film in 3D che tanto fanno scalpore potranno essere affiancati da questa nuova tecnologia nel 3D sonoro.
X-Spat Box 2 è stato anche adottato dalla TV di Stato coreana per delle trasmissioni a carattere sperimentale.
«Una rivoluzione nel sistema della fruizione dei beni culturali», secondo Gaetano Scognamiglio, presidente dell’ente Promo-Pa Fondazione che organizza il Lu.Be.C. «Secondo noi avrà un futuro eccezionale. Pensate a un film in tre dimensioni, come Avatar, abbinato a effetti sonori così particolari. Ma penso anche alle applicazioni nei musei e nei luoghi dove la realtà virtuale (suono e immagini) potrà aiutare a capire meglio la storia dei capolavori in mostra».


Codice QR ed il vino viene scelto tramite smartphone

3 settembre 2010 by Roberto  
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The Cellar Key apre le porte ad progetto nato dalla collaborazione tra la società tecnologica “Scanbuy” e il produttore ed esportatore americano “Lion Nathan Wine Group”. L’idea è quella di applicare un codice QR (Quick Response), l’evoluzione dei vecchi codici a barre, per scoprire quello che c’è dentro la bottiglia di vino dell’enoteca di fiducia o del ristorante preferito.
Ci si collega a una scheda informativa da cui si potrà vedere il vigneto dove l’uva è cresciuta, oppure la botte dove il vino è stato invecchiato, conoscere la cantina dove è stato prodotto il vino e magari altri prodotti ed offerte della stessa azienda vitivinicola oppure il parere di un esperto sull’abbinamento cibo-vino che andiamo a gustare.
Tutto questo grazie al codice QR ed al nostro smartphone.
The Cellar Key applica i codici sulle bottiglie dei vini; dopo aver scaricato un’apposita applicazione per lo smartphone dal sito www.getcellarkey.com, si procede alla decodifica del QR code con il dispositivo cellulare in nostro possesso.
Lo smartphone, una volta identificato il codice, ci proietta nel mondo della realtà aumentata e ci fa compiere il viaggio di conoscenza di cui sopra. Inutile dire che se il codice a barre bidimensionale viene associato ad un apposito Social Network il discorso si fa ancora più interessante, con la possibilità di confrontarci con altri utenti sulla bontà del nettare che degustiamo.
Insomma si va ben oltre alla scarna e misera etichetta che tutti leggiamo.
Il progetto attualmente coinvolge produttori di Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti ed Argentina ma altri produttori ne verranno coinvolti: anche qui da noi in Italia.
In Italia l’azienda vitivinicola “La Ratta” utilizza da poco la tecnologia QR code per la fruizione via Internet di informazioni multimediali sul prodotto, dopo avere installato un software gratuito sui propri smartphone, proprio come il caso di The Cellar Key.
L’azienda piacentina risulta la prima in Emilia-Romagna e terza in Italia ad adottare la tecnologia dei codici a barre bidimensionali, ha impresso il codice sulle etichette di tre vini diversi: Gutturnio frizzante, Ortrugo tradizionale e il nuovo Negrer e sulle brochure promozionali della sua produzione vinicola; compare anche sui biglietti da visita dell’azienda.
Il codice Quick Response (risposta rapida) è nato nel 1994 dalla società Denso Wave e dalla necessità di contenere molte più informazioni del parente codice a barre; graficamente si presenta come un quadrato con 177 quadratini per lato.

Con Galaxy Tab Samsung sfida iPad di Apple

3 settembre 2010 by Roberto  
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Venerdì 3 Settembre alla 50esima edizione dell’Ifa di Berlino, la più grande fiera europea dell’elettronica di consumo, Samsung presenta ufficialmente il suo Galaxy Tab e tenta la sfida con il tablet iPad di Apple.
Il colosso coreano con lo “smart media device” Galaxy Tab entra in diretta concorrenza con il noto tablet della casa di Cupertino; la sfida è lanciata con una serie di caratteristiche originali: prima fra tutte il telefono 3G che qui è integrato nell’apparecchio.
Subito si presenta con il Sistema Operativo Android 2.2 di Google, multitasking, un display da 7 pollici (quasi 18 centimetri) 1024×600 pixel, un processore Hummingbird Cortex A8 (ARM) da 1GHz, sviluppato insieme alla società Intrinsity, fotocamera da 3MP con flash led, GPS integrato, uscita audio e schermo multi-touch; infine è piccolo e leggero (380 grammi).
Fin da subito ha una dotazione software di primo ordine potendosi collegare all’Android Marketplace da cui scaricare migliaia di applicazioni.
Grazie al Wi-Fi, alla connessione 3G e al Bluetooth 3.0 il Galaxy Tab è pensato per poter offrire all’utente una connessione web ad altissime prestazioni per soddisfare il bisogno costante di comunicare anche “on the road”.
Tra le dotazioni software emerge anche la possibilità, unica nel suo genere, di fruire di filmati in tecnologia DivX, che nei concorrenti manca.
Possibilità poi di filmare video in HD ad una risoluzione di 720p.
Saranno un paio le versioni che verranno commercializzate, inizialmente negli Stati Uniti: una a 16 GB e una a 32 GB; sarà inoltre presente una slot micro SD per un’ulteriore espansione di memoria fino a 32 GB.
Prezzi non esattamente contenuti: per la versione da 16GB il costo dovrebbe aggirarsi intorno ai 699 euro.

La cosa curiosa è nella differente politica di marketing tra il prodotto di Apple e quello di Samsung.
Apple ha puntato con i suoi video sull’iPad per un utilizzo della tavoletta in ambienti chiusi, seduti, sdraiati, sul divano.
Al contrario Samsung presenta il tablet “On The Go“, ovvero in movimento grazie alle dimensioni contenute del device, la presenza del GPS e della telecamera ed alla sua notevole connettività.


Steve Jobs presenta le novità autunnali di Apple

1 settembre 2010 by Roberto  
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Aria di novità sul consueto palco del YBCA Theater di San Francisco: a tenere la scena Steve Jobs in persona, apparso in gran forma.
Si sapeva da tempo che il 1° settembre ci sarebbe stato l’appuntamento di fine estate, quello che porta diritto al mercato natalizio, con le novità della casa di Cupertino.
Si parte con Apple che presenta per bocca di Jobs le sue novità:

  • Presentazione dei nuovi store:
    i negozi sono posizionati a Parigi, vicino all’Operà, a Shanghai, e il 300esimo al mondo a Londra, a Covent Garden.
  • Aggiornamento del Sistema Operativo iOS, quello che fa muovere la famiglia iPad, iPhone e iPodTouch:
    da settimana prossima è previsto l’aggiornamento di iOS alla versione 4.1, e da Novembre arriva la 4.2.
  • Aggiornamento della famiglia iPod:
    presentato il nuovo Shuffle con un mix delle funzioni della generazione 2 e 3 come i pulsanti e la tecnologia Voiceover che identifica il brano in riproduzione e ne pronuncia il titolo da 55 euro.
    iPod Nano rinnovato con schermo multitouch e ampia autonomia vagamente assomigliante ad un grande francobollo da 169 euro.
    Nuovo iPodTouch più sottile, con Retina Display come iPhone 4 e due fotocamere, una frontale e una posteriore con a bordo il chip A4 (lo stesso di iPhone) da 239 euro.
    Jobs commenta dal palco: «È il nostro più grande restyling di iPod» e saranno tutti disponibili dalla prossima settimana.
  • Social Network:
    presentato Ping, «Un Social Network come Facebook – dice Jobs – ma non è Facebook». Pensato per «Seguire i tuoi amici, vedere cosa ascoltano, a quali concerti vanno. Basta chiedere l’invito e se ti accettano sei collegato».
    Il Social è parte integrante della versione 10 di iTunes ed è aperto anche a utenti e anche agli stessi artisti. Per festeggiare il compleanno iTunes si regalerà un nuovo logo.
  • La TV di casa Apple:
    i rumors dicevano che doveva chiamarsi iTV ma il mago di Cupertino ha voluto dare un segno di continuità e quindi si chiama AppleTV esattamente come la precedente versione.
    Subito si nota che è senza hard disk, o comunque unità di memorizzazione, quindi si tratta di un apparecchio di streaming di contenuti multimediali prelavati da una fonte esterna come internet o il Mac di casa.
    AppleTV si comanda con il telecomando apposito ed anche con iPhone, iPad o iPod touch; sarà dotato di Wi-Fi per connettersi ad internet ed alla rete domestica tramite Airplay, l’evoluzione di Airtunes.
    Jobs ha puntualizzato: «Che cosa abbiamo imparato dai nostri clienti?». «Che vogliono i film di Hollywood e le serie TV. Non contenuti amatoriali ma professionali. E poi vogliono pagare meno. E non vogliono un computer nei loro televisori, quello ce l’hanno già, ma solo intrattenimento» al prezzo di pochi dollari (o euro).
    AppleTV costerà 99 dollari negli States, mentre in Europa costerà 119 euro; sarà disponibile inizialmente solo in USA, GB, Canada, Australia, Germania, Francia e Irlanda.
    Steve Jobs punta a far pagare in USA 99 centesimi di dollaro un episodio di una serie Televisiva e un film in HD 4.99 dollari. All’inizio i prodotti disponibili saranno di Abc (della Disney) e della Fox.

In chiusura spazio alla musica live con Chris Martin dei Coldplay sul palco.

In medicina iStethoscope sostituisce lo stetoscopio con un iPhone

31 agosto 2010 by Roberto  
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The Guardian riporta che almeno 3 milioni di medici hanno acquistato iStethoscope, ossia lo stetoscopio digitale per auscultare il cuore tramite iPhone.
Su iTunes ci sono 6 mila applicazioni riguardanti la salute; la scorsa settimana è salita alla ribalta una versione gratuita di iStethoscope, che ben presto è arrivata ai 500 download quotidiani.
L’applicazione, tramite i sensori dello smartphone, è in grado di monitorare il battito cardiaco semplicemente appoggiandolo sul cuore del paziente.

«Sono tutti molto entusiasti dell’introduzione della tecnologia della telefonia mobile nel mondo del lavoro medico, ed è giusto così» spiega l’ideatore del programma Peter Bentley, della University College of London «Gli smartphone sono dispositivi incredibilmente potenti e pieni di sensori, telecamere e microfoni di alta qualità con display sorprendenti che possono essere usati per scopi medici».

Secondo il quotidiano britannico, l’80% dei medici inglesi avrà uno smartphone in tasca entro il 2012, grazie alle migliaia di applicazioni legate alla salute già disponibili.

Addio stetoscopio?
Per Giacomo Milillo, presidente della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (Fimmg): «Va detto che ci sono in commercio delle apparecchiature biomedicali che sfruttano lo stesso principio e tramite un microfono riescono a fare il tracciato del battito cardiaco e quelle sono già in uso».

Greenfield: una applicazione Microsoft per navigare senza GPS

25 agosto 2010 by Roberto  
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Microsoft Research ha realizzato «Greenfield», l’applicazione che consente di creare percorsi digitali raccogliendo «briciole di pane» come Hansel e Gretel in versione 2.0; il sistema è sotto test su Menlo: lo smartphone, ancora in prototipo, del colosso di Redmond dotato di particolari sensori.
Greenfield permette la geolocalizzazione senza far ricorso al GPS: in pratica vengono raccolti, attraverso i sensori, i dati relativi agli spostamenti dell’utente (navigazione per azione), e questi vengono «proiettati» su una mappa.
A bordo di Menlo si trovano: un accelerometro a tre assi Bosch BMA150 che tiene conto dei movimenti, una bussola digitale per identificare la direzione, infine un barometro digitale Bosh BMP085 per registrare i cambiamenti di altitudine.

Ovviamente non potrà fornire le funzionalità dei moderni navigatori satellitari, in quanto per ora è utile solo per tornare indietro nei propri passi (come nella fiaba di Hansel e Gretel dei fratelli Grimm).
Questo passo ci indica come Microsoft tenti l’approccio innovativo per presentarsi sul mercato della telefonia mobile, fornendo anche funzioni originali e differenti rispetto ai principali concorrenti: Apple, Google, Symbian e BlackBerry per esempio.

Il sistema verrà presentato a settembre alla Mobile Human Computer Interaction Conference di Lisbona; la domanda che tutti ci facciamo è se Microsoft svilupperà davvero Greenfield oppure se applicazione e device rimarranno solo dei prototipi.

Galen Hunt, ricercatore Microsoft, spiega: “la navigazione basata sull’azione rappresenta un’alternativa interessante ai sistemi Gps o di localizzazione interna, dal momento in cui non richiede la costruzione di mappe né la disponibilità di coordinate geospaziali assolute“.

Intel con 7,68 miliardi di dollari acquista McAfee

22 agosto 2010 by Roberto  
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Hanno scelto un video Renee James, vice presidente Senior di Intel, e Dave DeWalt, amministratore delegato di McAfee, per annunciare che il colosso dei microprocessori ha acquistato il big mondiale degli antivirus, per la cifra di 7,68 miliardi di dollari. L’acquisto è stato convenuto pagando 48 dollari, il 60% in più del livello delle azioni McAfee in chiusura, per ogni azione acquistata.
Nel progetto McAfee farà parte integrante della divisione software di Intel con lo scopo inserire nuove soluzioni per la sicurezza nei dispositivi mobili.
«In passato gli standard di efficienza energetica e di connettività erano fissati dai computer» ha precisato l’amministratore delegato di Intel Paul Otellini che ha aggiunto: «guardando avanti la sicurezza sarà il pilastro su cui fondare i servizi».
Cosa ha spinto Intel, produttore leader di microprocessori nei computer che utilizziamo ogni giorno, ad acquisire una società da sempre produttrice di noti programmi antivirus e soluzioni per la sicurezza?
Sul New York Times Ashlee Vance spiega che Intel ha deciso di comprare McAfee per accelerare la propria penetrazione nel settore promettente dei dispositivi portatili come gli smartphone e i tablet.
L’idea è quella di produrre una nuova generazione di processori con a bordo le soluzioni per la sicurezza proprie di McAfee.
Una fusione tra hardware e software che potrebbe permettere al gigante dei microprocessori di affermarsi anche sui nuovi scenari dei dispositivi mobile, dato che per ora la concorrenza non si è occupata molto della sicurezza dei terminali.
Intel ha già approcciato il mondo dei smartphone con la collaborazione con Nokia per la realizzazione di MeeGo, un nuovo Sistema Operativo per cellulari e tablet che si pone in diretta concorrenza con Android di Google e a iOS di Apple.

Smarphone PSP firmato Sony, telefono e Play Station insieme

14 agosto 2010 by Roberto  
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Chissà quanti di noi, in cuor loro, avranno sognato di avvicinare la propria PSP all’orecchio per rispondere ad una telefonata lasciando la partita in pausa.
I rumors che volevano Sony presentarsi con un super Smarphone inglobato nella sua consolle di gioco portatile sembrano essere fondati: entro la fine dell’anno si farà con Android 3 di Google.
Engadget in un suo articolo è pronto a scommetterci: il tanto chiacchierato PSP Phone potrebbe essere realizzato addirittura entro fine ottobre.
Si ipotizza che il dispositivo sarà molto somigliante alla Psp Go, con i controller di gioco ai lati al posto della tastiera, un display touchscreen extra-large da 4,1 pollici Super-LCD, una fotocamera inclusa da 5 megapixel, un processore Snapdragon da 1 GHz e una scheda video Tegra 2 realizzata da nVidia.
Il nuovo device PSP Phone avrà installato a bordo il nuovo Sistema Operativo Android 3.0 Gingerbread, presenterà un’interfaccia grafica totalmente in stile Playstation ed utilizzerà una versione custom dell’Android Market, per permettere di scaricare giochi per la consolle direttamente sullo Smarphone, oltre naturalmente a tutte le altre applicazioni per Android.
Sony quindi senza neppure aver introdotto un dispositivo Android 2.0 passa già alla versione futura Gingerbread 3.0.
Il nascituro potrà contare, fa sapere Engadget, sui primi titoli recuperati dall’attuale ludoteca Psp (God of War, Call of Duty: Modern Warfare, LittleBigPlanet) ma la Sony sta anche lavorando per portare qualcosa di esclusivo, come ad esempio alcuni titoli 3D e in realtà aumentata.
Sony all’arrembaggio di un settore, quello dei telefoni cellulari, dove non l’ha mai fatta da padrone con una proposta che va ad insidiare i mostri consacrati del comparto mobile.
Il gioiellino nascerebbe dall’intesa e dalla collaborazione tra le divisioni mobile Sony Ericsson e game Playstation dell’azienda giapponese.
La dirigenza Sony chiarirà al prossimo appuntamento, il Tokyo Game Show dal 15 al 19 settembre, la posizione del progetto.

Il cubo di Rubik si risolve in 20 mosse al massimo

12 agosto 2010 by Roberto  
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Il professor Morley Davidson, matematico della Kent State University, ha messo definitivamente la parola fine a questo rompicapo dimostrando che 20 sono il massimo numero di rotazioni per risolvere il cubo di Rubik.
Il celebre cubo, nella versione classica di 3 mattoncini per lato, inventato nel 1974 dall’architetto ungherese Ern Rubik può assumere ben 43.252.003.274.489.856.000 combinazioni possibili (43 miliardi di miliardi) delle quali solo una è quella considerata corretta.
Risolvere il Cubo di Rubik non è solamente una sfida per chi lo usa per gioco, ma negli anni è diventato uno dei dilemmi più complessi della matematica moderna.
Forse si è messa la parola fine alla diatriba, che durava da anni, che aveva spinto studiosi di ogni parte del mondo a formulare svariate ipotesi sul problema in quello che è stato persino battezzato “il numero di Dio” (God’s Number).
Il risultato è pervenuto ottenuto grazie ad un team internazionale di matematici che hanno lavorato sui computer di Google: partendo dalle oltre 100 mila configurazioni iniziali il problema può essere risolto tra le 15 e massimo 20 mosse.
Il risultato non ha comunque meravigliato i ricercatori.
Nei primi anni ottanta David Singmaster e Alexander Frey avevano suggerito lo stesso numero utilizzando un loro algoritmo.
Poi venne Morwen Thistlethwaite che dimostrò come con un calcolatore era possibile risolvere il rompicapo sempre con 52 mosse al massimo.
L’ultimo numero indicato nel 2008 fu il 25 calcolato da Tomas Rokick, professore di Stanford.
Ora il metodo di Davidson, spiegato su www.cube20.org, dovrebbe mettere d’accordo tutti.


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