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Esistono due tipologie di navigatori del web: chi non tiene assolutamente alla propria privacy (ed il boom dei Social Network ne è una conferma), e chi invece ritiene che propria privacy sia un bene inviolabile. Purtroppo per questi ultimi la navigazione web risulta piena di insidie: tra queste vi è il tracciamento delle pagine che vengono visitate profilando (profiling) gli utenti che poi sono soggetti a pubblicità mirate in base ai loro interessi (le pagine precedentemente visualizzate). Tecnicamente si chiamano tracker i dispositivi software che durante la navigazione tracciano gli utenti, di fatto violando la loro privacy. Esiste una soluzione: DoNotTrackPlus (DNT+) di Abine si occupa, tramite una estensione per i browser più diffusi come Internet Explorer, Firefox, Chrome e Safari, di risolvere il problema di essere tracciati da siti con pochi scrupoli che poi vendono i profili ricavati ad aziende pubblicitarie. Continua a leggere
Tutti conosciamo la pellicola Terminator, film del 1984 di James Cameron in cui il cyborg T-800 era dotato di visione in «realtà aumentata» (per l’epoca pura fantascienza). In realtà le scene in cui si vede la sovrimpressione del mondo reale con informazioni aggiuntive non sono altro che porzioni di codice assembler scritte per il processore a 8 bit 6502 che al tempo equipaggiava l’Apple II.
Che c’entra la cyber-vista di Terminator con Google? Le indiscrezioni raccolte da Nick Bilton, giornalista del The New York Times, direttamente da un laboratorio «segreto» di Google, dove si lavora su molte idee futuribili, parlano della prossima uscita di occhiali dotati di tecnologia a realtà aumentata alla Terminator.
Secondo alcuni dipendenti di Mountain View, che ovviamente vogliono restare anonimi, gli occhiali saranno in vendita già alla fine di quest’anno (a Natale?) e costeranno come uno smartphone ovvero tra i 250 e i 600 dollari. Continua a leggere
È finalmente giunta l’ora della rete 4G Long Term Evolution (LTE) in Italia. Della architettura della rete mobile di quarta generazione ne avevo parlato in un precedente articolo a luglio dell’anno scorso. Il servizio è previsto di andare a regime l’anno prossimo, con velocità iniziale di 144 Mbps in download ma che arriverà a quota un Gbps.
A beneficiarne sui nostri futuri smartphone, tablet e chiavette internet saranno soprattutto i servizi mangia-banda come gli stream video in HD e forse allora la navigazione in mobilità sarà totalmente equiparata alla più classica navigazione web con tecnologia DSL. Continua a leggere
Di indiscrezioni che portavano a pensare che Google stesse lavorando ad un servizio di “cloud-storage” stile Dropbox ne avevo già parlato in un articolo di fine settembre, ma ora le voci si fanno sempre più insistenti, specie se escono dall’autorevole Wall Street Journal che ha dedicato un articolo sull’arrivo del servizio di archiviazione di dati online, sulla “nuvola”, battezzato ora solo “Drive”.
Il servizio di cloud storage consente agli utenti di rintracciare i propri file ovunque ci si trovi e con ogni tipo di dispositivo: dal PC al tablet allo smartphone; visto che Google possiede le chiavi di Android, potrebbe offrire un servizio di condivisione e sincronizzazione completo con qualsiasi device. Continua a leggere
Alla fine Google è riuscita a presentare una versione per Android del suo browser Chrome; il nome Chrome for Android non lascia dubbi sul tipo di app e a quali device si rivolge. Adesso Chrome viene offerto come applicazione per PC desktop, notebook, tablet e smartphone, come appare nello spot di Mountain View.
I punti di forza sono la “velocità e semplicità d’uso” ed anche la “sincronizzazione dei dispositivi” in modo da offrire la medesima esperienza di navigazione con qualunque apparecchio si usi per navigare nel mare di internet.
La sincronizzazione dei dispositivi è resa possibile solo dopo essersi autenticati e consente di accedere agli stessi preferiti, condividere la cronologia e persino gli stessi suggerimenti, riducendo in questo modo la possibilità di fare errori con i più piccoli della serie di dispositivi: tablet e smartphone. Continua a leggere
Di solito immaginiamo che la dalla Baia dei Pirati sia il posto giusto per scaricare musica e film, ma mai ci immaginavamo di scaricare anche oggetti fisici: i “physibles”. I physibles in realtà sono file che permettono ad apposite stampanti 3D di fabbricare gli oggetti scaricati. Di stampanti in 3D ne avevo già parlato in un precedente articolo e quindi riassumo solo la questione: la stampante funziona sul principio dell’estrusione ed è capace di creare solidi basandosi sul deposito di materiale a strati successivi. The Pirate Bay ha lanciato il nuovo servizio con lo slogan: “Tra vent’anni scaricherete le scarpe da ginnastica”; tra i membri del sito c’è chi ha pensato di cambiare nome in “The Product Bay”, ovvero La Baia dei Prodotti. Continua a leggere
La scoperta è del programmatore Lewis Peckover che ha creato uno script per verificare la propria tesi: il provider mobile britannico O2 trasmetteva i dati identificativi dell’utente, nello specifico il suo numero di telefono, ai siti visitati tramite navigazione con il cellulare. Già nel 2010 uno studente di Berlino, Collin Mulliner, ha per primo posto il problema dell’invio di molti dati all’interno degli Header di comunicazione, tanto da creare una pagina per monitorare le informazioni che vengono trasmesse. Continua a leggere
Megaupload e Megavideo sono stati oscurati dopo un intervento dell’FBI; i siti non sono più raggiungibili ed il comunicato ufficiale diramato dalla stessa Fbi recita: «pesanti violazioni del copyright» hanno portato alla chiusura dei portali ed all’arresto del fondatore Kim Schmitz alias Kim Dotcom con l’accusa di riciclaggio di denaro.
I due siti venivano usati l’uno per condividere file (Megaupload) e l’altro (Megavideo) per mandare in stream i contenuti video precedentemente caricati; non di rado si potevano trovare film interi o serie televisive anche solo dopo poche ore dalla loro messa in onda. Continua a leggere
Lo spunto per elencare delle semplici regole di buon senso da adottare con i nostri dispositivi mobili mi è stato suggerito da un articolo apparso sul blog di Avg Technologies, una azienda che cura software anti-virus, apparso sul suo blog dal titolo: “The Common Sense Guide to Working on the Move” a firma di James Garner.
La Avg Technologies vanta un’esperienza pluriennale in fatto di software per la prevenzione e rimozione di virus e malware, incluse le piattaforme mobile che anche queste, alla stessa stregua dei nostri PC desktop, sono oggetto di attenzione dei pirati informatici.
Come suggerisce lo scenario dell’indagine “SMB Market Landscape report”, condotta da GFK su 1000 piccole imprese in Gran Bretagna e USA sull’incremento dell’utilizzo, da parte delle Pmi di dispositivi mobile per lavoro, è stato stilato un vademecum di buoni consigli da attuare durante il nostro lavoro in mobilità con questi dispositivi per evitare il fenomeno di furti d’identità e perdita dei dati personali. Continua a leggere
In un articolo scritto da Amit Singhal, responsabile della strategia search del motore di ricerca, Mountain View annuncia sul suo blog di aver integrato nelle ricerche classiche anche le ricerche sul profilo di Google+; la nuova funzione viene chiamata “Google plus Your World” ovvero le ricerche del motore più il tuo mondo social, fatto da messaggi, immagini e video.
Nel suo articolo Singhal scrive a proposito della nuova feature: «un approccio completamente diverso alle ricerche su internet».
L’obiettivo è l’integrazione dei “Risultati personali” (Personal Results), “Profili di ricerca” (Profiles in Search) e “Persone e Pagine Google+” (People and Pages), tutto assieme alla stessa richiesta fatta a Google; secondo Big G la ricerca è semplicemente migliore se include ai risultati classici anche il vostro mondo. Continua a leggere