Con Google Instant il motore anticipa le interrogazioni
È di questi giorni il lancio da parte di Big G di un nuovo prodotto: Google Instant; in pratica una evoluzione del ben noto Google Suggest che altri non era che la funzione di completamento automatico man mano che si digitavano le lettere nel campo di ricerca.
Già con Suggest avevamo accorciato di molto i nostri tempi di ricerca, grazie ai suggerimenti, ora Google Instant promette di fare di meglio: oltre ai suggerimenti delle parole c’è anche l’anteprima nella pagina dei risultati a seconda di quanto digitato senza premere il classico tasto Invio per la ricerca.
Una sorta di mago che prevede le nostre ricerche basandosi sul database delle ricerche che giornalmente gli utenti effettuano tenendo conto della frequenza delle parole chiave e i termini più cercati online.
In pratica Il gigante dei Motori ci visualizza i risultati della ricerca in maniera dinamica mentre si digita le lettere della parola o della frase, così si può fin da subito interagirvi e cliccarli ancora più rapidamente per visualizzare il contenuto di nostro interesse.
Google stima che con Instant potremo risparmiare tra i 2 ed i 5 secondi per ogni ricerca in media effettuata; inoltre se tutti gli utenti del mondo che effettuano ricerche si avvalessero di Instant, il tempo guadagnato sarebbe di circa 11 ore ogni secondo.
Marissa Meyer, vice presidente search & user experience di Google dice: “Si tratta di un cambiamento fondamentale nelle modalità di ricerca. In media ci vogliono 15 secondi per ogni ricerca, parte dei quali necessari alla digitazione, parte per inviare la risposta dai nostri server e parte per trovare il risultato giusto fra quelli presentati. Abbiamo quindi cercato di migliorare la nostra velocità di risposta e fornire suggerimenti di digitazione”.
Il servizio Instant sarà disponibile a brevissimo in Italia, Germania, Francia, Spagna e Regno Unito; nel sito madre tale funzione è già disponibile.
Infine una curiosità: come il The Wall Street Journal, applicato alla versione inglese di Google.com, anch’io ho provato a fare una sorta di alfabeto di indizi di Google digitando solo una unica lettera alfabetica e monitorando i primi suggerimenti offerti dal nuovo servizio.
Di seguito la tabella che li elenca a confronto.
| Italiano | Inglese | |
|---|---|---|
| A: | alice, ansa, alitalia, alice mail | aol, amazon, aim, apple |
| B: | bnl, bmw, booking, better | bank of america, best buy, bing, bed bath and beyond |
| C: | corriere, calciomercato, corriere della sera, codice fiscale | craigslist, chase, cnn, costco |
| D: | dizionario, dizionario italiano, decatlhon, dizionario inglese | dictionary, droid x, dell, drake |
| E: | ebay, expedia, euronics, edreams | ebay, espn, expedia, eminem |
| F: | facebook, face, fb, facebook login | facebook, facebook login, fifa, fandango |
| G: | giochi, gmail, gazzetta, google maps | gmail, google maps, google.com, glee |
| H: | hotmail, hotmail.it, habbo, hp | hotmail, hulu, home depot, hopstop |
| I: | inps, ikea, il meteo, inter | ikea, iphone, imdb, inception |
| J: | juventus, java, jobrapido, josef frank | jet blue, jetblue, jfk, jersey shore |
| K: | kijiji, keepvid, kiko, kia | kmart, kayak, kohls, katy perry |
| L: | libero, libero mail, libero.it, la repubblica | lirr, lowes, lost, linkedin |
| M: | meteo, msn, meteo.it, maps | mapquest, myspace, msn, mta |
| N: | nokia, netlog, nba, nikon | netflix, nj transit, new york times, nordstrom |
| O: | oroscopo, ora esatta, orari treni, open | orbitz, oovoo, old navy, optonline.net |
| P: | pagine bianche, poste, picnik, poste italiane | pandora, paypal, petco, people |
| Q: | quattroruote, quiz, quiz patente, quiubi | quotes, qvc, queens college, quest diagnostics |
| R: | rai, ryanair, repubblica, rds | realtor, rite aid, run, radio shack |
| S: | subito, subito.it, sky, sisal | staples, sears, skype, sprint |
| T: | trenitalia, traduttore, tiscali, tim | target, twitter, td bank, ticketmaster |
| U: | unicredit, unieuro, unicredit banca, ubuntu | ups, usps, utube, univision |
| V: | virgilio, vodafone, viamichelin, vlc | verizon, verizon wireless, victoria secret, vlc |
| W: | wikipedia, wind, waka waka, www.libero.it | weather, walmart, white pages, wikipedia |
| X: | x factor, xbox, x factor 2010, xbox 360 | xbox, xm radio, xe, xkcd |
| Y: | youtube, yahoo, you, yahoo mail | yahoo, youtube, yahoo mail, yelp |
| Z: | zara, zoomarine, zingarate, zanichelli | z100, zappos, zillow, zip codes |
| 0: | 007, 0daymusic, 051, 0721 | 007, 0, 02, 0-60 times, 06880 |
| 1: | 190, 105, 187, 191 | 105.1, 1010 wins, 103.5, 101.5 |
| 2: | 2012, 24, 2 giugno, 2night | 2010 calendar, 24, 2012, 25 to life lyrics |
| 3: | 30° anniversario di pac-man, 3, 3bmeteo, 3500 | 311, 30 rock, 3ds, 3m |
| 4: | 4shared, 4story, 4chan, 4 ruote | 4chan, 411, 4th of july, 4shared |
| 5: | 50 songs, 500, 50 song, 50 cent | 50 cent, 50 cent weight loss, 500 days of summer, 5 guys |
| 6: | 666, 610, 626, 6sicuro | 60 minutes, 6pm, 6th ave, 6 flags |
| 7: | 7zip, 730, 7tv, 7tv.org | 7zip, 7online, 7chan, 7 eleven |
| 8: | 8 settembre, 883, 8 settembre 1943, 8 mile | 8 mile, 80’s music, 800 flowers, 808 drum |
| 9: | 90210, 911, 99 posse, 9 | 92.3, 97.1, 90210, 92nd street y |
Sarkozy colpito da Google bombing con trou du cul
Il «Google bombing» colpisce ancora i politici: stavolta a farne le spese è stato Monsieur le Président Sarkozy: cercando su Google France l’espressione «trou du cul» in francese appariva come primo risultato la pagina Facebook dell’inquilino dell’Eliseo.
Nicolas Sarkozy, al pari di altri uomini politici come George W. Bush, Tony Blair e Silvio Berlusconi, è rimasto vittima del cosidetto «Google bombing» da parte di qualche hacker. Ricordo che anche il Vaticano ne ha fatto le spese con la stessa tecnica adottata per etichettare il politico.
Abili «ammaestratori» del motore di ricerca hanno puntato sulla pagina di Facebook di Sarkozy «bombardando» Google di collegamenti particolari utilizzando l’espressione in questione, tanto da ingannare di fatto Big G.
Ricordo gli altri precedenti famosi:
- Blair fu collegato alla parola «bugiardo»,
- l’ex presidente George W. Bush a «miserable failure» (miserabile fallimento),
- Berlusconi a «fallimento».
Google si trincea dietro la solita nota: «Noi non sosteniamo questa pratica, né nessuna altra pratica che punti ad alterare l’integrità dei nostri risultati di ricerca». Ha poi aggiunto che i suoi risultati: «sono generati da un algoritmo che classifica, fra gli altri, le pagine web tenendo conto della relativa popolarità dei siti che puntano verso queste pagine».
Attualmente in Francia è in discussione in parlamento Hadopi: una legge per combattere la cosiddetta pirateria informatica; che sia una vendetta contro la legge francese?
Infine lascio alla vostra curiosità la traduzione dell’espressione incriminata «trou du cul»
Twitter ha superato il traguardo dei 145 milioni di iscritti
Evan Williams, amministratore delegato di Twitter, con un messaggio pubblicato sul blog della società di microblogging ha dichiarato che il Social Network ha sfondato il tetto dei 145 milioni di iscritti.
Secondo Williams il rilascio della applicazione ufficiale per smartphone ha contribuito in maniera decisiva a far crescere il numero di utenti: ben il 16% dei nuovi iscritti si sono collegati al sito prima dal cellulare che dal computer.
Dalla metà di aprile le persone che si sono connesse a Twitter tramite telefono cellulare sono cresciute del 62%.
Il Social Network di microblogging procede ad una media di 300 mila nuovi utilizzatori del servizio al giorno: fino a 4 mesi fa gli iscritti erano (solo?) 105 milioni.
Non c’è dubbio che l’applicazione per l’iPad di Apple, da poco disponibile, sia destinata a contribuire all’aumento del numero di utenti.
Al confronto con Facebook i numeri dicono che le utenze dei due Social Network sono rispettivamente di 500 milioni per Facebook e di 145 milioni quelle di Twitter.
Di questo passo Twitter riuscirà a scalzare dal trono Facebook?
Secondo altratv.tv in Italia le Web TV sono in crescita
Un rapporto di “Altratv.tv”, progetto interuniversitario dedicato all’analisi del fenomeno delle web-tv in Italia, traccia un incoraggiante scenario: le piccole realtà televisive via web crescono velocemente facendo presagire, in futuro, che potranno rappresentare una alternativa alla tradizionale televisione.
Nel rapporto si analizza che 2009 i canali web-tv erano 284, oggi ad un anno esatto si contano in Italia ben 346 web-tv con una crescita del 22% circa.
Questi canali o piccole TV su Internet sono realizzate da videomaker appassionati, associazioni, consorzi di giornalisti e gruppi di interesse che con entusiasmo e piccoli investimenti, grazie ai bassi costi del media digitale, vengono diffuse anche nei territori non coperti o raggiunti dai canali tradizionali.
Altratv in una nota fa sapere: «se teletrasmettessero a rete unificata e in alcune occasioni è successo, con Rita101 e con Liberarete, farebbero quasi 500.000 utenti unici. In alcuni casi, un 40% degli accessi arriva dalle comunità di italiani all’estero o da realtà estere in relazione con l’Italia».
Questa crescita segna anche, secondo Altratv.tv, un maggiore interesse verso le televisioni via Internet da parte delle realtà metropolitane.
A corredo del rapporto c’è una mappa che Altratv.tv pubblica dove risalta come la diffusione delle Web TV sia «distribuita ora in modo parzialmente omogeneo in tutto il territorio italiano» e «si inverte invece il trend che ha visto un proliferare di canali lontani dai contesti metropolitani: nel 2010 la mappa della videopartecipazione dal basso si infittisce su Roma, Milano e Napoli. Moltiplicazione di canali anche in Emilia Romagna e in Puglia. Il dato che sorprende è la crescita delle web tv in Abruzzo. Complici il disastro del terremoto aquilano e la volontà di colmare un vuoto informativo, in queste zone le esperienze di videonarrazione dal basso si sono moltiplicate».
la FEMI, la Federazione delle Micro Web Tv nota che: «complice il vuoto di informazione che i telegiornali nazionali dedicano all’Abruzzo e alla realtà post-terremoto, il fenomeno delle web-tv è aumentato notevolmente anche qui, registrando il dato più sorprendente».
Si prospetta invece, per tutte queste web-tv, un “autunno caldo” in vista della regolamentazione della Rete prevista in conseguenza del decreto Romani: molti canali rischiano il ridimensionamento o la chiusura a causa dell’aumento della burocrazia e del costo di esercizio; un ambiente come quello della Rete, che dovrebbe garantire la democrazia informativa ai più alti livelli.
Secondo Wired USA The Web is Dead: Il web è morto
La prestigiosa rivista americana Wired in un articolo a firma di Chris Anderson e Michael Wolff afferma: “The Web is Dead” ovvero: “Il Web è morto”.
L’osservazione si basa sulla evoluzione dei media digitali in cui le “app” stanno erodendo spazi via via maggiori alla navigazione tradizionale via browser definita addirittura caotica.
Nel numero di settembre della rivista americana ha lanciato questa provocazione affidando a due lunghi articoli del direttore Chris Anderson e dell’editorialista Michael Wolff la spiegazione del titolo impegnativo; nell’articolo non è in discussione il ruolo di internet, in continua ascesa, ma bensì il web, l’internet che tutti navighiamo con i browser, diventa sempre più secondario sopravanzato da nuovi metodi di fruizione dei contenuti della rete con le ormai note “App” (applicazioni) che hanno preso piede negli smartphone e i tablet di ultima generazione.
Il web fruito attraverso i browser (i programmi che servono a visualizzare i siti internet come Internet Explorer, Firefox, Safari) viene definito come una esperienza:, caotica, creativa, gratuita e un pò anarchica; questa lascia quindi il posto al mondo delle applicazioni, più ordinate e funzionali ma che devono essere approvate da qualcuno, scaricate dopo una registrazione e spesso, pagate.
Il direttore Chris Anderson basa le sue considerazioni sui grafici di Cisco in cui si evince che il consumo di banda derivato dal web è in calo rispetto ad altri protocolli internet.
Guardando il grafico dell’azienda Cisco si nota che nell’ultimo anno la banda usata per il web si limita al 23% di quella complessiva, uguale a quella dei protocolli peer to peer, mentre a fare la parte del leone ci pensa il video che consuma banda per oltre il 50%.
Le considerazioni si spostano sulle prospettive del fenomeno: l’accesso ad internet tramite dispositivi mobile sorpasserà forse quello via terminali desktop; inoltre la diffusione di piattaforme alternative che si appoggiano a internet come i tablet, gli ebook reader, multimedia center, Internet TV e le console di videogame eroderanno spazio e banda nelle nostre connessioni.
Ovviamente con un titolo del genere, non poteva che scatenarsi critiche e reazioni violente all’articolo.
Ci sono molte testate di tecnologia o blogger del settore, in Italia come nel mondo, che non siano impiegate a contestare l’affermazione di Anderson.
Una considerazione, a mio parere corretta, si focalizza sui protocolli alla base dei grafici di Cisco, come nota BoingBoing 3: un articolo di un giornale online o di un blog pesa, come consumo di banda, molte volte meno di un video, ma questo non significa che la gente si focalizzi di più sui video piuttosto che sui contenuti dell’articolo.
Con un altro punto di vista Tim O’Reilly, guru del Web 2.0, dichiara in termini meno pessimistici: “Il web è morto? Posso essere d’accordo se si parte dal presupposto che un bambino muore ogni qual volta diventa un adulto. Ma, francamente, non la vedo così. Il bambino vive, ma cambia dal momento che cresce”.
Places di Facebook alla conquista di Foursquare
Il Social Netowrk di Zuckerberg ha presentato Places: si potrà rintracciare, o meglio geocalizzare, i propri amici direttamente sul territorio; si pone come alternativa a Foursquare, che proprio in questo periodo il Ceo Dennis Crowley ha diffuso su Mashable un numero di ingressi record.
In italia la applicazione Facebook Places è scaricabile per iPhone, ma non risulta ancora del tutto operativa; in seguito altri smartphone dotati di GPS potranno segnalare in quale locale siamo entrati, o quale strada stiamo percorrendo.
Mark Zuckerberg, amministratore delegato del Social Network dichiara: «Places aiuta le persone a stare connesse dovunque vadano e non solo sul computer».
Il Wall Street Journal in un articolo descrive le potenzialità commerciali di rintracciare utenti sul territorio, soprattutto per la pubblicità: comunicando ai nostri amici dove ci troviamo potremo essere inondati da offerte degli esercizi commerciali di zona.
Quello degli annunci locali è un mercato interessante che piace molto ai pubblicitari: è rapido e va subito a colpo sicuro.
Agli avversari non fa paura di per sé l’app di Facebook, non è l’unico operatore internet che sviluppa sistemi analoghi la newyorkese Foursquare e la texana Gowalla oppure Loopt e Booyah per esempio, ma il bacino di 500 milioni di utenti che il colosso possiede al momento di entrare in questo campo.
Il Ceo di Foursquare confrontando i due servizi nota il target di utenti diverso: «Facebook è incentrato sulla condivisione delle esperienze vissute, mentre Foursquare è più dedicato a ciò che sta accadendo sul momento e su ciò che accadrà in futuro in un certo luogo».
Una impresa biblica: su Twitter a 140 caratteri alla volta
Il religioso inglese di 30 anni, Chris Ruby, si cimenta nella pubblicazione del testo della Bibbia sul Social Network Twitter a spezzoni di “140 caratteri alla volta“. Una vera impresa “biblica” che lo vedrà impegnato, secondo le sue stime, fino all’8 novembre del 2013.
La veicolazione del testo tramite i “cinguettii” diffusi attraverso il microblog ha lo scopo, secondo Il pastore britannico, di invogliare i giovani alla lettura delle Sacre Scritture usando la moderna tecnologia dell’informazione. L’iniziativa, pubblicizzata dal quotidiano britannico “The Telegraph“, sembra stia avendo successo: il canale del religioso “@BibleSummary” in poco tempo ha conquistato migliaia di utenti.
L’idea potrebbe sembrare blasfema ma rappresenta, secondo Chris Ruby che solitamente dirige le funzioni religiose della King’s Church di Durham, l’apoteosi di quella tecnologizzazione che progressivamente sta facendosi largo tra i campi più disparati della società e della cultura.
Benchè l’iniziativa non sia del tutto originale su Twitter esistono già canali dedicati alla Bibbia come @VersesFromBible, @Daily_Bible e @BiblePromis, ma nessuno di questi si propone di divulgare l’intera opera.
Twitter per non farsi mancare proprio nulla ospita anche altri libri ‘in pillole’: “@Quran” per il Corano, “@BiblicalTanakh” sui sacri testi ebraici, e quelli sul buddismo nel profilo ufficiale del Dalai Lama (@DalaiLama).
Skype si prepara allo sbarco sul Nasdaq
Skype, l’azienda specializzata nella telefonia via internet, ha presentato un un documento preliminare alla SEC (Securities and Exchange Commission) negli Stati Uniti, l’equivalente della nostra Consob, formalizzando la domanda per l’ammissione di American Depositary Share (ADS) sul circuito del Nasdaq.
Skype, grazie alla riforma Obama tenta lo sbarco a Wall Street, ha presentato domanda alle autorità USA per un’Ipo di Ads (American depositary shares) fino a 100 milioni di dollari; la stessa compagnia non ha però specificato nè quanti titoli intende vendere nè tanto meno il prezzo.
La società di telefonia online nei primi sei mesi dell’anno ha raggiunto un fatturato di circa 410 milioni di dollari.
Il numero di iscritti al servizio sono aumentati fino a 560 milioni, superando perfino Facebook che recentemente ha annunciato di coprire mezzo miliardo di persone con il suo social network.
Altri numeri indicano che soltanto un quinto degli utenti di Skype accede ogni mese al servizio per chiamare utilizzando microfono e webcam dei computer.
Il software VoIP sviluppato da Skype permette di chiamare tutti gli utenti registrati e connessi senza costi: infatti la principale fonte di guadagno si basa sul servizio SkypeOut che consente di contattare cellulari e numeri fissi nel mondo.
Attualmente sono poco più di 8 milioni gli utenti di SkypeOut, una frazione se paragonata al totale, sufficienti a generare un utile netto aziendale pari a 13 milioni
Sette anni fa Niklas Zennström e Janus Friis si sono adoperati per fondare Skype dopo aver lanciato Kazaa: un software di condivisione peer-to-peer.
Nel 2005 il gigante delle aste online eBay acquista per 2,6 milioni di dollari: il progetto era di integrare le aste sul web la telefonia online e il sistema di pagamento Paypal.
Tornano le Googlecar di Street View sulle strade italiane
In questi giorni le famose auto auto di Google Street View tornano a visitare e mappare le strade d’Italia per e catturare nuove immagini da inserire successivamente su Google Maps.
Ora Google fornisce su una un’apposita pagina l’informazione di dove si trovano le proprie auto in pattugliamento.
Ovviamente in questa nuova ricognizione è stato corretto e risolto il problema relativo alla registrazione delle reti WiFi, che negli scorsi mesi aveva scatenato non poche polemiche nei confronti della società di Mountain View.
Dopo il lancio di Street View, in più di venti Paesi nel mondo, l’applicazione di Big G ha riscosso ovunque un buon successo. “In media – secondo i responsabili del servizio - abbiamo constatato un incremento del 20% nell’uso delle mappe una volta che le immagini Street View sono state rese disponibili”.
Al momento di scrivere l’articolo le auto fotografavano:
| Regione | Provincia |
|---|---|
| Sardegna | Sassari, Cagliari |
| Sicilia | Messina, Catania, Palermo, Caltanissetta, Trapani |
| Calabria | Reggio Calabria, Vibo di Valentia, Catanzaro, Crotone, Cosenza |
| Puglia | Lecce |
| Campania | Napoli, Caserta, Avellino, Salerno |
| Molise | Campobasso |
| Abruzzo | Pescara |
| Marche | Macerata |
| Lazio | Roma |
| Toscana | Pisa |
| Veneto | Padova |
| Lombardia | Brescia |
| Piemonte | Torino |
Google cestina Wave: non piace agli utenti
Google sopprimerà il progetto Wave: il Social Network che aggrega insieme chat, condivisione di file e collaborazione tra persone in tempo reale.
Il flop è stato annunciato con un lapidario: «Wave non ha avuto il riscontro che speravamo» attraverso una articolo sul blog ufficiale della compagnia di Mountain View dopo solo un anno dal suo lancio.
Tutto questo dopo le ultimissime innovazioni che il pacchetto ha avuto come ad esempio il correttore automatico in grado di comprendere non solo le singole parole, ma il contesto generale in cui venivano inserite.
Eric Schmidt, amministratore delegato di Google riporta: «Ci piaceva l’interfaccia e le nuove funzioni, ma non ha ottenuto abbastanza attenzione».
Nel campo del software nulla si butta totalmente ma qualcosa si ricicla sempre: la piattaforma non esisterà più come progetto indipendente, dice Big G, e la sua tecnologia verrà reimpiegata in altri progetti.
La decisione presa da Google è di lasciare attiva la piattaforma collaborativa fino alla fine dell’anno e di rendere disponibili le parti centrali del codice come base open source.
Wave è nato, secondo i piani di Google, come prodotto “email Killer” e “Facebook killer”, facendo presagire ad una vera e propria rivoluzione del social web: avrebbe dovuto sostituire la posta elettronica; in rete vi erano pochi inviti, a seguito di una raffinata strategia di marketing, quotati all’inizio fino a 5 mila dollari su eBay.
Ora è il tempo di chiedersi quali sono state le cause del flop: quasi nessuno usa “l’onda”.
Secondo il “ReadWriteWeb” il prodotto era troppo di nicchia; mentre per “Search Engine Land” l’applicazione offriva troppe funzioni, disorientando così gli utenti.
Scorrendo i flop di Google si nota la sequenza di sconfitte nei Social Network.
Nel 2004 ha lanciato Orkut: ha riscosso successo solo in Brasile e India, restando sconosciuto nei paesi occidentali.
Big G ha acquistato Jaiku, un clone di twitter, ma poi ha chiuso il progetto di microblogging perché la partecipazione era scarsa.
Nel 2005 aveva puntato sui social network geografici che mostrano dove si trova l’utente: recentemente negli States ha raggiunto 2 milioni di utenti Foursquare, una rete sociale online che consente alle persone di segnalare dove si trovano.
Cinque anni fa Google aveva acquisito un altro “geo-social-network”: Dodgeball, poi abbandonato. Ci ha riprovato con Latitude, senza finora riscontrarne troppo interesse.
Intanto, c’è attesa per l’ultimo progetto in cantiere: un social che annuncia una sfida aperta a Facebook che dovrebbe chiamarsi Google.Me.
